Eccoci nel teatrino delle illusioni, dove la gente si sciacqua la bocca con la parola "libertà" come fosse un collutorio economico per coprire l’alito pesante della propria schiavitù quotidiana. La verità è un proiettile dritto in faccia: la libertà, quella vera, quella assoluta e priva di guinzagli, è un concetto che la maggior parte delle persone non saprebbe nemmeno maneggiare senza tagliarsi le dita. Viviamo immersi in una melassa di compromessi spacciati per civiltà, convinti di essere i padroni del nostro destino solo perché possiamo scegliere il colore della catena che ci tiene legati alla cuccia.
Definirsi liberi mentre si dipende da un sistema, da un giudizio o da una rete di favori è la barzelletta più triste del secolo. La società moderna è una ragnatela perfetta, dove ogni filo è un debito invisibile che hai contratto senza nemmeno accorgertene. Ti senti autonomo ma sei solo un ingranaggio che gira perché qualcuno, da qualche parte, ha oliato il meccanismo, e quel lubrificante ha un prezzo che prima o poi dovrai pagare. Non esiste il pasto gratis e non esiste l'azione pura. Ogni tua scelta è filtrata attraverso il setaccio di ciò che è conveniente, accettabile o semplicemente possibile all'interno di questo recinto dorato che chiamiamo collettività.
Poi c'è la questione del ringraziamento, questo atto apparentemente nobile che in realtà è il sigillo finale della tua capitolazione. Ringraziare è l'ammissione implicita di aver avuto bisogno di qualcuno, è il riconoscimento di una gerarchia di debito morale che ti schiaccia più di un prestito a strozzo. Dire "grazie" significa cedere un pezzo della propria sovranità individuale. È un atto che, pur non svuotando il portafoglio, erode la tua indipendenza, creando un legame di gratitudine che è, a tutti gli effetti, un contratto non scritto di futura servitù. Chi riceve il tuo grazie possiede un pezzetto della tua libertà, perché ha creato un precedente, ha stabilito un credito che fluttua nell'aria pronto a essere riscosso sotto forma di un altro compromesso, di un altro favore, di un altro abbassamento della testa.
La parzialità della libertà che sbandieriamo è solo una pietosa bugia che ci raccontiamo per non impazzire di fronte all'evidenza della nostra condizione di sudditi mascherati da cittadini. Ogni respiro che facciamo in questo contesto è condizionato dal permesso altrui, mediato da una negoziazione continua che svilisce l'essenza stessa dell'essere umano integro. Siamo mercanti che barattano la propria anima per un briciolo di autonomia sorvegliata. Chi non ha il coraggio di tagliare ogni ponte, di bruciare ogni debito e di restare nudo e solo di fronte al mondo, non è altro che un prigioniero che si vanta della lunghezza della propria corda. La vera libertà non ammette sconti, non accetta ringraziamenti e non scende a patti con nessuno, ma il mondo è troppo codardo per ammettere che questa purezza è ormai un reperto archeologico.