C’è stato un tempo in cui la mia vita ruotava attorno al corpo degli altri.
Ero osteopata, massofisioterapista, laureato in scienze motorie. Credevo profondamente in un approccio olistico alla persona: osservare, ascoltare, trattare l’individuo nella sua interezza, non come un insieme di parti scollegate.
Ero, in questo senso, quasi “ortodosso”. Sentivo una sorta di responsabilità nel proteggere quel modo di lavorare da semplificazioni, superficialità e derive commerciali.
Poi qualcosa si è rotto. Non per il metodo in sé, ma per ciò che ho visto crescergli attorno: avidità, fanatismo, ignoranza. Una progressiva perdita di senso. L’olismo ridotto a slogan, l’osteopatia trasformata, nell’immaginario comune, nell’arte di “far scrocchiare le ossa”.
E con questo, inevitabilmente, anche il mio rapporto con quel mondo si è incrinato. Ho cambiato strada. In modo netto. Ma non ho abbandonato davvero ciò in cui credevo.
L’olismo, oggi
Oggi non tratto più le persone. Non lavoro più sul loro benessere fisico. Eppure continuo a praticare una forma di olismo, solo che è cambiata la direzione.
È diventata intima, personale, essenziale. La pratico verso me stesso e, in modo forse inatteso, attraverso la moto.
La strada come specchio
Quando salgo in sella succede qualcosa di preciso. Metto il casco, parto, e i pensieri si spengono.
Non è distrazione. Non è fuga. È una forma di attenzione diversa. Più ampia. Più lucida.
C’è una sorta di “lucida follia” in questo stato: non perdi il contatto con la realtà, ma smetti di forzarla. La lasci essere. E inizi a vederla per quello che è.
La strada, in questo senso, diventa uno specchio.
Il modo in cui la osservi riflette esattamente il tuo stato interno.
Se la tua visione è ampia, calma, panoramica
Se la tua visione è stretta, rigida, agitata
Non è solo una questione di stile di guida.
È una questione di relazione.
Come tratti la strada è come tratti il mondo
Quando la tua percezione si apre, cambia tutto.
Guidi meglio, sì.
Ma soprattutto inizi a trattare in modo diverso:
te stesso
gli altri
l’ambiente intorno a te
Perché non stai più imponendo qualcosa alla realtà. Stai collaborando con essa.
Al contrario, quando l’ego prende spazio:
la guida diventa più pericolosa
le reazioni più impulsive
il rapporto con ciò che ti circonda più aggressivo
E questa non è una cosa che resta sulla moto.
È un riflesso.
Lo stesso atteggiamento si ripresenta ovunque: nel modo in cui ti muovi nel mondo, nel modo in cui consideri gli altri, nel modo in cui occupi spazio.
Motolismo
Motolismo nasce qui. Non come nostalgia di ciò che facevo prima, ma come evoluzione.
È un tentativo di riportare l’olismo fuori dalle definizioni, lontano dalle etichette, e dentro un’esperienza reale, concreta.
La moto è solo il mezzo. La strada è il contesto. Ma il lavoro è interno. Sempre.
Una pratica, non una teoria
Quello che mi interessa non è spiegare. È osservare, mettere in discussione, fare esperienza.
Questo spazio nasce per questo:
per esplorare il rapporto tra mente, corpo e ambiente
per raccontare cosa succede quando smetti di controllare tutto
per capire cosa resta quando togli il superfluo
Senza pretese di insegnare. Ma con l’onestà di chi continua a cercare.
Questo è Motolismo.